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Critica di Lavinia Rao


CRITICA DI LAVINIA RAO

Benedetta Spagnuolo concentra la propria ricerca fotografica sulla fisicità, dedicandosi  al volto umano  come mezzo rivelatore di molteplici mutamenti legati alle sensazioni. Una profonda esplorazione ed analisi che ci permette di varcare il confine tra essere e non essere, in cui il tempo sembra fermarsi nell’attimo stesso della percezione, imprimendosi in un silenzio che sovrasta l’immagine.
I suoi scatti indagano il dolore, il suo interiorizzarsi per poi riaffiorare come fantasmi dal subconscio, come anime prigioniere di un’esistenza confusa, nebbiosa, in una condizione di sospensione che distingue  il possibile dall’impossibile, il visibile dall’invisibile.
Il soggetto esaminato e sviscerato,   il volto femminile, sembra immortalare un’inquietudine che spiazza il fruitore, scrutare un silenzio in cui la vista e la razionalità vengono messe in crisi, privilegiando piuttosto la ricerca del contatto emozionale e concettuale.

    

Donne che vivono, muoiono e rinascono in una dimensione atemporale, in una continua e frenetica lotta rivolta alla riconquista del proprio pensiero e della propria sensibilità. Donne che cercano di stabilire, con il loro dramma e la loro solitudine,  una relazione con la realtà, restando tuttavia intrappolate in una dimensione che si interpone ad essa.
Benedetta Spagnuolo ci trasporta all’interno di una frenesia catturata, immortalata, in perenne movimento; cattura e fotografa apparizioni fugaci, presenze smaterializzate il cui corpo è intrappolato in un tempo indefinito, provocando così profondo senso di turbamento e stranita ambiguità. La macchina fotografica è dunque utilizzata come strumento di svelamento dove  luce, volume e trasparenza diventano la chiave di lettura del linguaggio poetico dell’artista.

Ogni espressione sembra essere colta in un attimo irripetibile, quello in cui l’etereo si fa presenza/ essenza, manifestandosi come figura anche per un solo istante, per l’attimo di uno scatto. Lo spazio sovrasta la materia e muta in un ambiente emozionale nel quale vige l’intimo rapporto tra i personaggi e lo spettatore. I colori, quasi indefinibili, orchestrano la coesistenza di un’immagine reale e allo stesso tempo astratta e sensoriale, e ci mostrano istintivamente  la disperata interiorità delle protagoniste.  In essi è evidente il richiamo alla purezza, alla passionalità, alla sofferenza e alla morte.

La fotografia di Benedetta ha in sé un tono pittorico e infonde, attraverso lo sfocato, un’atmosfera surreale, vaporosa, quasi claustrofobica, magistrale emblema del caos della vita.

Critica di Lavinia Rao
Marzo 2010


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